Mi apro un blog Mercoledì 23 Gennaio, 2008
Posted by Maurizio Landi in Uncategorized.trackback
Se ho capito bene un blog è una specie di diario pubblico, una sorta di rubrica senza il giornale intorno. Mi piace l’ idea. Per troppo tempo ho scritto inseguendo l’attualità e, come tutti i giornalisti, ho corso il rischio che la cronaca mi distraesse dalla storia, dal contesto nel quale si muove il giorno per giorno. Bando all’ attualità e alla sua miopia, dunque, e andiamo a incominciare.
E’ un po’ di tempo che sistematicamente mi fermo ad osservare l’ombra del quadrante solare che domina la facciata di una chiesa nel centro storico di Salerno. Si tratta un orologio solare semplicissimo, per giunta perfettamente orientato a sud. Non c’ è traccia di calendario, di indicazione di equinozi e solstizi, di ingresso del sole nelle costellazioni, insomma di tutte quelle informazioni astronomiche accessorie che sempre accompagnavano gli orologi solari. Insomma, il quadrante della chiesa nel centro storico, pur mostrando la sua veneranda età, si comporta come un orologio moderno e si limita a segnare l’ ora.
Incurante delle sue semplici linee orarie, ho incominciato a fissarmi nella memoria l’allungarsi ed accorciarsi nel corso dei mesi dell’ ombra dello gnomone, l’asta degli orologi solari. Per quanto il quadrante si rifiuti di dirlo esplicitamente, la sua ombra continua ad indicare non solo l’ ora, ma anche i mesi. Non c’è da fare: l’ombra raggiunge la sua lunghezza massima intorno al 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, quella minima intorno al 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, ed attraversa il centro del quadrante il 21 settembre ed il 21 marzo, giorni degli equinozi d’autunno e di primavera. Quanti di noi di primo acchito sono in grado di ricordare le date ed il senso degli equinozi e dei solstizi? Personalmente sono dovuto andare a rivedere queste cose su un libro di geografia del liceo, per avere coscienza di cose che per millenni sono state al centro della nostra esistenza. I solstizi e le stagioni determinavano i tempi delle colture e dei raccolti, segnavano le tappe delle transumanze, decretavano i giorni dei riti collettivi e delle festività. Noi, grazie a termosifoni ed aria condizionata (e all’ effetto sera che si portano dietro), abbiamo quasi dimenticato quali sono i mesi freddi, per non parlare dei fiori di zucca disponibili tutto l’ anno nei banchi dei supermercati. (1)
Il nostro tempo ha abbandonato i cicli della natura e, proprio come quell’ orologio che in un impeto di modernità ha dimenticato la propria essenza e ha deciso di dirci solo l’ora, è diventato lineare. L’ eterno ritorno che da sempre ha metabolizzato la morte e la vita è diventato un indefinito andare avanti, dimenticando che, se davvero il tempo fosse lineare, al capolinea di tutto non ci sarebbe altro che fine e putrefazione.
Ma capisco che la riflessione sulla morte, di fronte all’ ottimismo dei supermercati, è argomento del tutto inattuale.
(1) RISOTTO AI FIORI DI ZUCCA Preparate base con battuto di aglio, cipolla, sedano e carota e soffriggete. Preparate a parte brodo vegetale ed aggiungete una bustina di zafferano. Aggiungete al soffritto i fiori di zucca interi ed allungate con brodo. Fate tostare nel composto il riso e aggiungete brodo nel corso della cottura. A cottura del riso quasi ultimata, aggiungete un po’ di latte caldo e formaggio parmigiano.
Attendo in primavera commenti sulla ricetta.
Commenti»
No comments yet — be the first.