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B Life Sabato 2 Febbraio, 2008

Posted by Maurizio Landi in Uncategorized.
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Oggi sono andato a vedere Bee Movie con mia figlia di tre anni. Una cosa banale da genitore, se non fosse per quanto ho sentito alla radio dopo avere visto le vicende sceneggiate delle operose protagoniste del film. Le api, quelle vere, se non rischiano l’estinzione per lo meno sono vittime di una drammatica moria. Il cinquanta percento delle abitanti delle nostre arnie è morto, lamentava il presidente degli apicoltori, aggiungendo che le cause di questa ecatombe sono tre: un parassita esotico – gadget compreso nel prezzo della globalizzazione -, le modifiche del clima alle quali i piccoli insetti non riescono ad abituarsi, e l’impiego massiccio di pesticidi in agricoltura. Addirittura c’è chi ipotizza che c’entrino anche i nostri telefonini. Le frequenze dei cellulari disturberebbero i sensi dell’ orientamento dei piccoli animali, impedendo loro di trovare la via dell’ alveare.Si, ma noi che ce ne cala delle api? «Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita», sembra abbia detto Albert Einstein. Dico sembra perché alcuni ritengono che la frase sia un apocrifo, per giunta recente. La frase è citata abbondantemente dai media, ma non sembra essere mai stata trovata la fonte originaria. Qualcuno ritiene che il falso sia stato coniato da alcuni apicoltori  francesi per evidenziare proprio la drammatica moria dei piccoli insetti.Vera o falsa che sia la frase restano, però, due certezze. In primo luogo la moria in sé ed in secondo luogo la drammatica verosimiglianza della frase attribuita ad Einstein. Se davvero le api comparissero non ci perderemmo solo il miele. Finite le alpi finita l’ impollinazione e di conseguenza finite un po’ di specie vegetali ed alimentari. E via via la catena delle ripercussioni colpirebbe pure l’uomo.Un po’ di anni fa una giornalista esperta in banalità chiese ad un centenario nel giorno del compleanno quali erano stati i cambiamenti più importanti del secolo che aveva vissuto. Abituato alla ciclicità della sua vita di contadino, il vecchio non capì la domanda. E non rispose. Che volete? Per lui automobili, radio, televisione e qualche altra diavoleria della modernità erano accessori, banalità non in grado di modificare l’essenza del vivere. Già, ma se queste cose in sostanza non ci hanno cambiato la vita, potrebbero, però, togliercela.

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