Il giornalismo è morto, o perlomeno gode di pessima salute. Sabato 8 Marzo, 2008
Posted by Maurizio Landi in Uncategorized.Tags: campagna, cane, costruzione, filosofia, giornalismo, libri, volo a vela
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Ieri ho letto un’intervista ad un mio ex direttore che da qualche anno fa l’ autore di ameni programmi televisivi di grande successo. E’ passato dall’informazione al “Grande Fratello” e qualcuno gli imputava la cosa come una colpa. Con grande lucidità, sua dote indiscutibile, il mio ex direttore confutava l’accusa. Il suo ragionamento, più o meno, era: l’ informazione non esiste più, esiste la comunicazione. Esiste il flusso indefinito di immagini e di dati che avvolge il mondo, ed in questa giostra l’ unico messaggio che passa è quello dello spot, per definizione superficiale e non analitico. Se questo è il mondo, piuttosto che ripetersi nella liturgia ormai priva di senso di un giornalismo che sempre più riflette acriticamente i comunicati stampa, tanto vale darsi alle scatole di Bonolis ed alla traduzione italiana dei format stranieri. D’altra parte, i comunicati sono redatti dai consigli di amministrazione delle aziende e dai gruppi di potere, gli stessi che di solito investono in spot. E, allora, tanto vale accontentarli in forma esplicita, si guadagna in correttezza e dignità.
Non so se condividere l’abdicazione, ma il ragionamento non fa una piega. Da quando ho iniziato questo mestiere, che al di là di tutto ha molto nobilitato e mobilitato la mia esistenza, le cose sono profondamente cambiate. Io ho assistito agli ultimi giorni nei quali era possibile andare a caccia di notizie. Le agenzie di stampa erano un lusso dei grandi giornali ed il sottoscritto, baldanzoso apprendista in cronaca locale, le notizie le doveva cercare. I comunicati ed i fax esistevano, certo, ma esisteva ancora un minimo di rapporto diretto e presonale con le fonti. Oggi che anche il più sgangherato consigliere comunale di paese e l’ultima associazione bocciofila hanno il loro ufficio stampa, o perlomeno la possibilità di gestire un sito web ed inviare migliaia di mail in un secondo, che bisogno c’è di avere rapporti diretti? Oggi che anche la meno tecnologica delle casalinghe ha la possibilità di filmare e mettere su You Tube le immagini dell’ incidente stradale capitato sotto il suo balcone o che milioni di blog dissertano sugli argomenti più impensati, che senso ha andare in giro per il mondo a vedere e raccontare cosa succede?
Per troppi anni ci siamo limitati a riflettere quanto le agenzie di stampa ci mandavano, approfittando del nostro monopolio del fax e del telefono. Ed oggi che la diffusione della rete rompe il nostro privilegio tecnologico, rendendo tutti, ma proprio tutti, capaci di produrre e diffondere informazioni, il nostro mestiere rischia di diventare superfluo, o, peggio, pura tappezzeria. Certo, tra i nostri compiti professionali non c’èra il solo diffondere informazioni, ma – oserei dire soprattutto - anche verificarle ed analizzarle sulla scorta della nostra coscienza e cultura. Purtroppo, verifica ed analisi sono diventati sempre più optional nel nostro lavoro quotidiano, per nostra pigrizia, per carenza di tempo, e per felice volontà degli editori che nel copia ed incolla – tra l’ altro reso sempre più comodo dal computer – hanno trovato il modo migliore e più economico per riempire pagine (o minuti) da imbottire di pubblicità.
E così, nell’epoca della rete, in nostro mestiere rischia di scomparire. A meno di non riscoprire il travaglio usato della verifica e dell’ analisi. In un flusso indefinito di comunicazioni e di comunicatori c’è, forse, ancora più bisogno di chi verifica ed analizza le notizie. In un mondo nel quale tutti comunicano con tutti, per noi altri l’ unica possibilità di sopravvivenza è fare informazione. Senza abdicare.
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