Sono un pollo di batteria, non un pescatore Domenica 16 Marzo, 2008
Posted by Maurizio Landi in Uncategorized.Tags: ambiente, cani, libri, maurizio landi, novità letterarie, tecnologia
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Oggi sono andato a pesca. Una parentesi di riposo in compagnia del cane dopo le fatiche della presentazione del mio romanzo. Quattro ore sul fiume Tanagro armato di canna, coda di topo e mosche artificiali.
Mentre io frustavo l’ acqua, tentando di migliorare la mia tecnica di lancio (sono assolutamente neofita di questo tipo di pesca), il mio cane scorrazzava lungo la sponda, intento a godersi il sole e l’ aria quasi primaverile. La battuta si è risolta in un capotto totale, con una sola abbocccata, persa dopo pochi secondi di combattimento.Merito, o colpa, degli ami no kill senza ardiglione e della mia inesperienza. Complimenti alla trota!
Anche il mio cane ha tentato di cacciare qualche piccola preda, ma io, in onore della filosofia no kill, l’ho fermato un paio di volte prima che la sua bocca colpisse nel segno.
Certo, il cane ed io ci siamo potuti permettere questo lusso grazie all’ immenso benessere del mondo moderno, e al fatto che nella divisione sociale del lavoro c’è qualcuno che caccia e pesca sul serio al posto nostro. In altre epoche, l’ istinto di predatore del cane e la mia abilità di pesca sarebbero state le uniche possibilità a noi offerte dalla natura per non morire di fame.
E proprio in questo ho trovato, se vogliamo, la contraddizione della mia scelta di liberare i pesci che eventualmente catturo. Una scelta ambientalista, certo, ma l’ ambientalismo serve e si giustifica nel momento in cui si è perso l’ ambiente. Limite di tutti gli “ismi”, ma soprattutto frutto di un mondo moderno che ha talmente alterato gli equilibri di natura da rendere necessario, eticamente corretto ed anche auspicabile un comportamento stupido, quale quello di pescare e ributtare le catture in fiume.
La devastante produttività del mondo moderno permette a me di essere così “non violento” nei confronti di un altro animale ed addirittura mi permette di imporre la mia non violenza al mio povero cane, che d’ istinto è un predatore.
In realtà, i meccanismi che ci permettono di avere ogni giorno cibi in quantità e varietà impressionanti sono immensamente più violenti delle catture che, cane e padrone, avremmo potuto fare oggi. Violenza sull’ ambiente, sui suoi meccanismi e sui suoi abitanti, uomo compreso. La nostra capacità di produrre sta svuotando il pianeta e quello che è peggio è che è una produzione fine a se stessa e non finalizzata all’ uso. Si produce per mantenere in piedi l’apparato produttivo, come in una giostra autoreferenziale. In questo inseguimento della produzione consumistica siamo, noi uomini, diventati automi, completamente avulsi dallo stesso amiente che stiamo distruggendo. La modernità ci ha ridotti a polli di batteria e nella mia pratica non kill, in fondo, non c’è null’ altro che il comportamento masturbatorio dell’ animale in cattività.
La modernità mi ha tolto tutto, compresa la mia natura di pescatore. Un pescatore pesca e non libera in acqua (altrimenti diventerebbe un pescatore morto), il pescatore rientra in un equilibrio complessivo che consente a lui di sopravvivere (o morire di fame se non è sufficientemente bravo) e ad un numero sufficiente di sue potenziali prede di sopravvivere alle sue astuzie per riprodursi e tirare avanti la specie. Tutto questo si è rotto, molto prima che io decidessi di andare a pesca questa mattina. Abbiamo devastato l’ ambiente e noi stessi. Ed il mio stupido comportamento – per giunta imposto anche al cane – è solo l’inutile agitarsi di un naufrago perso nei gorghi del più dissennato dei sistemi di produzione.
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