Il pericolo è il nostro mestiere Giovedì 17 Aprile, 2008
Posted by Maurizio Landi in Uncategorized.trackback
Oggi mi iscrivo ad un corso di micologia e, pregustando le lunghe passeggiate in cerca di funghi col mio cane, non vedo l’ora di incominciare. Ma al di là del cane, c’è qualcosa che mi attira nell’imparare a riconoscere quegli strani e pericolosi figli del bosco. E’ il fatto di misurarmi con qualcosa di potenzialmente letale, e non perché sia un aspirante suicida.
Una volta, prima che i nostri simili imparassero a coltivare, il nostro fiuto non aveva nulla da invidiare a quello di un cane. Era un fatto di necessità: a fiuto si poteva tentare di discernere le cose commestibili da quelle velenose. Poi, imparate le tecniche di coltura, quell’attitudine è diventata marginale ed il senso dell’ olfatto si è ridimensionato. Non che voglia riconoscere i funghi a naso, ma l’idea di affidare alle mie conoscenze una pratica che può ritorcersi contro me stesso mi dà una botta di vitalità ancestrale.
Signori cari, volete mettere il gusto, in piena era dei supermercati dove il procurarsi il cibo è un mero fatto mercantile, di andare in cerca di cosa mettere sotto i denti, correndone i relativi rischi. E’ come per un leone in gabbia ritornare a sgozzare le gazzelle. E non tacciate di crudeltà questa mia similitudine. Certo, il colpo mortale del re della savana è impietoso, ma è legittimato dall’altrettanto impietosa velocità della gazzella. Non c’è nulla di gratuito in quei comportamenti, ma solo l’ ineluttabile sottomissione alla norma che regge la natura: mangiare ed essere mangiati.
Capisco che in un mondo dominato dalle diete si sia persa la radice etica del verbo mangiare, ma è proprio quella che voglio recuperare. Un verbo che ha a che fare con la sopravvivenza e che sottende il pericolo di morte. I funghi sono pericolosi, come la savana ed il mare aperto. Altro che il banco della verdura lavata ed impacchettata, troppo simile alla sicurezza di una gabbia o di un acquario.
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