jump to navigation

Internet ucciderà i libri se ucciderà l’uomo Mercoledì 7 Maggio, 2008

Posted by Maurizio Landi in Uncategorized.
trackback

Internet ucciderà il libro? Una bella domanda, ed un cruccio non da poco per chi come me ha appena pubblicato il suo primo romanzo. Sono salito su un treno ormai al capolinea e presto dovrò inventarmi un nuovo mestiere? Sinceramente non credo.

Dal papiro ai caratteri mobili di Gutembreg il libro ha cambiato aspetto, ed ha continuato a farlo fino ai giorni nostri. Di certo la carta, la stampa e la rilegatura del mio abbecedario erano radicalmente diverse da quelle del mio “Il cane e l’arte del volo a vela”, e probabilmente in quello che mi resta da vivere vedrò innumerevoli altre evoluzioni. Forse scomparirà la carta o forse avremo dei video di simil carta che evidenzieranno un testo digitale e ci daranno la sensazione di avere ancora a che fare con le nostre amate pagine cartacee. Forse avremo a casa delle stampanti così sofisticate da stamparci e rilegarci in pochi minuti un testo che abbiamo acquistato in forma elettronica sul web. Forse il libro elettronico e la lettura su schermo saranno per le prossime generazioni la normalità e a nessuno di loro verrà nostalgia della carta, come a nessuno di noi e rimasta traccia della benché minima nostalgia dei testi degli amanuensi o delle tavolette cerate. In ogni caso credo che non finirà mai la voglia di scrivere storie e di leggerle.

La rivoluzione digitale è sì un cosa di portata epocale, ma continua a non interessare l’ essenza dello scrivere e del leggere. Cambiano i supporti ed i metodi di distribuzione e questo può interessare gli editori e la parte pratica del mestiere dello scrittore, ma – ripeto – esisteranno sempre autori di cose scritte e lettori a sufficienza.

Di mio non sono un entusiasta d’ufficio delle innovazioni, ma neanche un reazionario ideologico. Sono convinto che l’immensa accelerazione tecnologica degli ultimi decenni porta con se immensi rischi e, in fondo, il mio romanzo non è stato altro per me che un’occasione per riflettere su queste cose.  Ma sono altrettanto convinto che il rischio non sia nella tecnologia in se. Che ci piaccia o no siamo gli unici animali tecnologici del pianeta. E lo siamo da sempre. La clava, le pelli di animali ed il fuoco sono stati, prima ancora della ruota, la nostra risposta alle sfide dell’ ambiente. Il tecnologico sta all’umano come il fiuto al canino, tanto per fare un esempio coerente con la storia del mio romanzo. Ed, in quando connaturata alla nostra stessa essenza, la tecnologia in se non può essere un pericolo. Il rischio è altrove. E’ nell’organizzazione sociale ed economica che sottende ed impiega la tecnologia.

Fino a quando la tecnologia è espressione della nostra capacità di rispondere alle nostre esigenze non credo che ci siano timori di sorta. E’ quando la tecnologia impone se stessa o suscita esigenze altre, quali possono essere quelle dell’ economia e del mercato sfrenato, che i problemi sorgono, eccome. Uccidere animali per cavarne le pelli o per nutrirsi non è mai stato un problema, indipendentemente dal fatto che le soluzioni tecnologiche per la caccia e la conservazione fossero la clava, la lancia, il fucile, il fuoco, il sale o il frigorifero. Il problema è quando si sterminano intere specie per star dietro alle mode o per mantenere in piedi un sistema economico che per natura deve crescere di qualche punto di PIL all’anno, altrimenti entra in crisi.

Il capo Seattle rispondeva cosi al presidente americano Washington  che nel 1854 proponeva di acquistare le terre indiane : «Se tutte le bestie sparissero, l’uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poichè ciò che accade alle bestie prima o poi accade anche all’ uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano è fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinchè i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi».

Non che gli indiani non avessero tecnologie è che queste tecnologie erano inserite in una cultura che non avrebbe mai consentito un’innovazione fine a se stessa o che un’innovazione distruggesse il tenue equilibrio del tutto. Noialtri, invece, abbiamo messo in piedi una cultura priva di questi anticorpi. Un esempio: l’ ascensore e la palestra. Abbiamo inventato il primo per non stancarci a fare scalini e l’altra per consumare le calorie in eccesso che accumuliamo in una vita sedentaria nella quale non muoviamo più un muscolo neanche per camminare. Non so da che parte prenderla, ma una delle due invenzioni è inutile. O sono entrambe utili, a mantenere in piedi un meccanismo sociale basato sulla produzione. Una produzione dissennata che sta svuotando un pianeta per ricoprirlo di rifiuti (non solo a Napoli).

Sì, ma tutto questo che cosa ha a che fare con i libri ed internet?  Molto più di quanto appaia a prima vista. Internet non ucciderà i libri fino a quando non distruggerà la voglia di leggere storie. Anzi, ne sarà un valido alleato. Facilitare la distribuzione dei libri (siano essi cartacei, digitali o di chissà quale altra natura), farne conoscere l’ esistenza e favorire il dibattito su di essi sono straordinarie opportunità offerte dalla rete.  Il rischio è di altro genere e sta nella immensa capacità del web di offrire informazioni e opportunità di intrattenimento. Una cornucopia che potrebbe imporsi agli occhi degli utenti come una ulteriore realtà, se non addirittura come la realtà, specie se questo va nella direzione dell’ interesse economico e del mercato.  Internet è un medium, cioè un mezzo, un ponte che deve mettere in collegamento il singolo con il mondo. Se la rete si sostituisce al vivere, all’ esperienza reale, al mondo quale è e noi dobbiamo conoscerlo, il rischio è di morire folgorati nel cortocircuito. Solo chi ha voglia ed esperienza della vita reale legge i libri e le sue storie. E’ un atto naturale riflettere nella letteratura il proprio vivere. Chi non vive, perché magari ridotto a mero meccanismo di consumo, non ha nemmeno voglia di leggere (o di scrivere).   

Commenti»

No comments yet — be the first.